Capita molte volte nel mondo dello sport di
assistere a qualcosa che possiamo reputare come un errore arbitrale. L’arbitro
è un essere umano e pertanto gli è concesso sbagliare, guai se così non fosse. Nondimeno
è parte integrante del gioco. Proprio per questo motivo più volte ci si è
chiesti “perché non fornire loro un aiuto concreto dal campo?”. A questa
domanda molti sport, anzi direi tutti i maggiori del mondo hanno risposto con
un sonoro ed autoritario “Sì, facciamolo!”; tutti (o quasi) tranne il calcio,
che mi risulta essere lo sport più popolare del mondo. Ed allora essendo così
conosciuto ed apprezzato ovunque, perché non utilizzare la tecnologia al fine
di renderlo migliore, più corretto e meno influenzabile? Nessuno ha l’ambizione
utopica di rendere uno sport perfetto dal punto di vista degli errori
arbitrali, ma non ci sarebbe nulla di male nel tentare di ridurre al minimo
questi errori che, non prendiamoci in giro, in alcuni casi determinano
l’andamento di una gara.
In questi giorni si sono sentite molte idee, molte
ipotesi e molte opinioni, la maggior parte delle quali era senza la minima
cognizione di causa. Ogni campana diceva la sua, in modo che risultasse
favorevole alla situazione di ognuno. La verità è che sì ci sono occasioni in
cui è impossibile o quasi riuscire a capire cosa sia successo davvero; è anche
vero che il calcio è uno sport dinamico e veloce, con poche interruzioni. Ma la
cosa più vera è che nulla vieta all’arbitro di fischiare qualcosa e poi
accertarsi di aver preso la decisione giusta in caso avesse qualche dubbio;
nulla vieta all’arbitro i confrontarsi con un collaboratore davanti uno schermo
e cambiare decisione; e nulla gli vieta di non cambiare la decisione in caso
avesse ragione dall’inizio o mancassero prove per stabilire che si stesse
sbagliando.
Tutto questo discorso però non ha senso di essere
fatto se non si capisce il vero motivo per il quale non si può installare la
tanto discussa “moviola in campo”: la mentalità. Se non si cambia la mentalità
nei confronti del calcio, proprio inteso come sport, non si potrà mai
affrontare una rivoluzione del genere. Se non cambia la mentalità degli arbitri,
di credersi superiori, di porsi come un dio all’interno del campo, se questi
non capiscono di poter tornare indietro nelle loro decisioni, senza che nessuno
possa reputarli degli stupidi più di quanto non lo sembrino ora, le cose
difficilmente cambieranno. Infine la mentalità del calcio stesso: se il tempo
di gioco non smetterà di essere continuativo, e non diventerà effettivo, come
quasi tutti gli sport, tutte queste rimangono chiacchiere.
Detto tutto questo, ecco come il sottoscritto,
umilmente, vede la possibilità di introdurre la moviola, senza snaturare il
senso del gioco, dando invece un aiuto concreto affinché il calcio sia uno
sport più corretto:
· Tempo effettivo, con interruzione del
cronometro di gioco dopo falli (per sistemare la barriera), infortuni (con
relative sanzioni in caso di simulazioni), e per controllare l’instant replay.
· Dare la possibilità di “contestare”
(challenge) ad ogni squadra un massimo di 2 volte per partita una decisione
dell’arbitro.
· L’arbitro avrà a disposizione un massimo
di 3 minuti per decidere cosa fare dopo aver rivisto l’accaduto.
· Utilizzo del challenge per rigori,
gol/non gol, gol in fuorigioco, dentro/fuori, fallo di mano e per stabilire se
un fallo è da considerarsi da “ultimo uomo” e/o “chiara occasione da gol”,
falli duri e risse.
· Gli allenatori utilizzano il challenge
appena il gioco si ferma, e nel caso si tratti di un challenge legittimo si
resetta il cronometro al momento dell’avvenimento contestato, ed il gioco
riprende da quel punto, come se la parte successiva non fosse mai avvenuta; in
caso contrario si continua come se nulla fosse. (Come avviene nel Football
americano e nella Pallacanestro)
· In caso di fuorigioco, i guardalinee
devono segnalarlo solo in caso ne siano totalmente sicuri, altrimenti si
continua a giocare. In questo caso, se c’è un gol il guardalinee può segnalare
all’arbitro la sua incertezza e fargli riguardare il replay. Una volta fatta
chiarezza su quella situazione l’arbitro si regolerà di conseguenza.
· L’arbitro deve in ogni caso comunicare
al pubblico e gli spettatori cosa sta succedendo in campo e cosa si andrà a
rivedere e le conseguenze derivate dal rivedere l’azione, nonché le sue scelte.
· In caso l’arbitro stesso non sia sicuro
di cosa ha fischiato ha il diritto di rivedere quello che è successo ed in caso
cambiare decisione, altrimenti deve attenersi a quella data sul campo.
· In
ogni caso, se dopo aver rivisto la situazione in questione non ci fosse
la chiarezza necessaria per cambiare una decisione, allora l’arbitro dovrà
rispettare quanto fischiato o deciso già sul campo.
Credo che attuando
questi accorgimenti, regolandoli e perfezionandoli si possa arrivare ad avere
un calcio meno influenzato dalle scelte arbitrali ed un minimo più oggettivo.