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lunedì 30 marzo 2015

Sull’importanza della moviola in campo

Capita molte volte nel mondo dello sport di assistere a qualcosa che possiamo reputare come un errore arbitrale. L’arbitro è un essere umano e pertanto gli è concesso sbagliare, guai se così non fosse. Nondimeno è parte integrante del gioco. Proprio per questo motivo più volte ci si è chiesti “perché non fornire loro un aiuto concreto dal campo?”. A questa domanda molti sport, anzi direi tutti i maggiori del mondo hanno risposto con un sonoro ed autoritario “Sì, facciamolo!”; tutti (o quasi) tranne il calcio, che mi risulta essere lo sport più popolare del mondo. Ed allora essendo così conosciuto ed apprezzato ovunque, perché non utilizzare la tecnologia al fine di renderlo migliore, più corretto e meno influenzabile? Nessuno ha l’ambizione utopica di rendere uno sport perfetto dal punto di vista degli errori arbitrali, ma non ci sarebbe nulla di male nel tentare di ridurre al minimo questi errori che, non prendiamoci in giro, in alcuni casi determinano l’andamento di una gara.
In questi giorni si sono sentite molte idee, molte ipotesi e molte opinioni, la maggior parte delle quali era senza la minima cognizione di causa. Ogni campana diceva la sua, in modo che risultasse favorevole alla situazione di ognuno. La verità è che sì ci sono occasioni in cui è impossibile o quasi riuscire a capire cosa sia successo davvero; è anche vero che il calcio è uno sport dinamico e veloce, con poche interruzioni. Ma la cosa più vera è che nulla vieta all’arbitro di fischiare qualcosa e poi accertarsi di aver preso la decisione giusta in caso avesse qualche dubbio; nulla vieta all’arbitro i confrontarsi con un collaboratore davanti uno schermo e cambiare decisione; e nulla gli vieta di non cambiare la decisione in caso avesse ragione dall’inizio o mancassero prove per stabilire che si stesse sbagliando.
Tutto questo discorso però non ha senso di essere fatto se non si capisce il vero motivo per il quale non si può installare la tanto discussa “moviola in campo”: la mentalità. Se non si cambia la mentalità nei confronti del calcio, proprio inteso come sport, non si potrà mai affrontare una rivoluzione del genere. Se non cambia la mentalità degli arbitri, di credersi superiori, di porsi come un dio all’interno del campo, se questi non capiscono di poter tornare indietro nelle loro decisioni, senza che nessuno possa reputarli degli stupidi più di quanto non lo sembrino ora, le cose difficilmente cambieranno. Infine la mentalità del calcio stesso: se il tempo di gioco non smetterà di essere continuativo, e non diventerà effettivo, come quasi tutti gli sport, tutte queste rimangono chiacchiere.

Detto tutto questo, ecco come il sottoscritto, umilmente, vede la possibilità di introdurre la moviola, senza snaturare il senso del gioco, dando invece un aiuto concreto affinché il calcio sia uno sport più corretto:
·          Tempo effettivo, con interruzione del cronometro di gioco dopo falli (per sistemare la barriera), infortuni (con relative sanzioni in caso di simulazioni), e per controllare l’instant replay.
·         Dare la possibilità di “contestare” (challenge) ad ogni squadra un massimo di 2 volte per partita una decisione dell’arbitro.
·          L’arbitro avrà a disposizione un massimo di 3 minuti per decidere cosa fare dopo aver rivisto l’accaduto.
·          Utilizzo del challenge per rigori, gol/non gol, gol in fuorigioco, dentro/fuori, fallo di mano e per stabilire se un fallo è da considerarsi da “ultimo uomo” e/o “chiara occasione da gol”, falli duri e risse.
·         Gli allenatori utilizzano il challenge appena il gioco si ferma, e nel caso si tratti di un challenge legittimo si resetta il cronometro al momento dell’avvenimento contestato, ed il gioco riprende da quel punto, come se la parte successiva non fosse mai avvenuta; in caso contrario si continua come se nulla fosse. (Come avviene nel Football americano e nella Pallacanestro)
·         In caso di fuorigioco, i guardalinee devono segnalarlo solo in caso ne siano totalmente sicuri, altrimenti si continua a giocare. In questo caso, se c’è un gol il guardalinee può segnalare all’arbitro la sua incertezza e fargli riguardare il replay. Una volta fatta chiarezza su quella situazione l’arbitro si regolerà di conseguenza.
·         L’arbitro deve in ogni caso comunicare al pubblico e gli spettatori cosa sta succedendo in campo e cosa si andrà a rivedere e le conseguenze derivate dal rivedere l’azione, nonché le sue scelte.
·         In caso l’arbitro stesso non sia sicuro di cosa ha fischiato ha il diritto di rivedere quello che è successo ed in caso cambiare decisione, altrimenti deve attenersi a quella data sul campo.
·         In  ogni caso, se dopo aver rivisto la situazione in questione non ci fosse la chiarezza necessaria per cambiare una decisione, allora l’arbitro dovrà rispettare quanto fischiato o deciso già sul campo. 
      Credo che attuando questi accorgimenti, regolandoli e perfezionandoli si possa arrivare ad avere un calcio meno influenzato dalle scelte arbitrali ed un minimo più oggettivo.

Why do they keep score

Ho deciso di aprire un blog sullo sport, per divertimento e per spiegare la mia visione dello sport in generale. Cercherò di parlare di quelli che mi appassionano di più, anche se me ne piacciono parecchi, ritenendomi in realtà conoscitore di pochi. 
Vorrei soffermarmi sulla scelta del titolo, che in poche parole racchiude tutto il mio pensiero riguardo lo sport, ovvero vincere è l'unica cosa che conta. Se vuoi essere ricordato nel mondo sportivo devi solo vincere, perché il secondo è solo il primo tra i perdenti.
"E non potevi scriverlo in italiano il titolo?" No. E non perché volessi fare il figo attirando attenzioni col titolone in inglese, perché è una lingua più "commerciale", ma semplicemente perché esso è la parte di una citazione, e pertanto mi sembrava più giusto mantenere la lingua d'origine. La citazione completa è proprio il simbolo di quanto detto prima "If winning isn't everything, why do they keep score?" che tradotto sarebbe più o meno "Se vincere non è tutto, perché continuano a tenere il punteggio?". Il che, ripeto, descrive appieno la mia mentalità riguardo lo sport. Questa frase è stata pronunciata da uno dei più rappresentativi allenatori di Football americano di tutti i tempi, ovvero Vince Lombardi, il quale ha l'onore di prestare il suo nome al trofeo che ogni anno viene assegnato al vincitore del Superbowl. Lombardi fu un conoscitore di football eccezionale, ma anche dello sport in generale e della vita, visto le decine di sue frasi applicabili alla vita di tutti i giorni che ancora si ricordano. Potremmo pensare a lui come uno dei predecessori di Boskov.
Spero che vi piaccia ciò che leggerete.